Assemblee ovunque per una battaglia da vincere
Incontrando oggi a Milano il direttivo dei quadri e dei delegati Cgil, Camusso ha anche lanciato un appello ai lavoratori «a fare assemblee ovunque, parlare con le altre organizzazioni sindacali per rafforzare in loro la certezza che questa battaglia può essere vinta. Ci vuole - ha detto - una straordinaria campagna di orientamento che va dagli appelli alla raccolta delle firme, dalle assemblee agli scioperi, perché non c'é solo il Governo che vuole cambiare queste norma ma ci sono anche Confindustria e le Associazioni».
Incontrando oggi a Milano il direttivo dei quadri e dei delegati Cgil, Camusso ha anche lanciato un appello ai lavoratori «a fare assemblee ovunque, parlare con le altre organizzazioni sindacali per rafforzare in loro la certezza che questa battaglia può essere vinta. Ci vuole - ha detto - una straordinaria campagna di orientamento che va dagli appelli alla raccolta delle firme, dalle assemblee agli scioperi, perché non c'é solo il Governo che vuole cambiare queste norma ma ci sono anche Confindustria e le Associazioni».
Pressing anche il 1° maggio e il 25 aprile
La campagna di sensibilizzazione, ha spiegato la leader Cgil, precederà lo sciopero generale, che «proclameremo quando capiremo che é il momento in cui bisogna dare la risposta generale, e si svolgerà durante il dibattito in Parlamento, «ma anche il 25 aprile, il 1° maggio e tutti gli appuntamenti che abbiamo davanti». Ancora su Twitter, Canusso ha poi sottolineato come «Il Parlamento ha il dovere morale, non il dovere tecnico, di guardare a cosa pensa il paese e a cosa pensano i lavoratori».
La campagna di sensibilizzazione, ha spiegato la leader Cgil, precederà lo sciopero generale, che «proclameremo quando capiremo che é il momento in cui bisogna dare la risposta generale, e si svolgerà durante il dibattito in Parlamento, «ma anche il 25 aprile, il 1° maggio e tutti gli appuntamenti che abbiamo davanti». Ancora su Twitter, Canusso ha poi sottolineato come «Il Parlamento ha il dovere morale, non il dovere tecnico, di guardare a cosa pensa il paese e a cosa pensano i lavoratori».


