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venerdì 2 novembre 2012

Pomigliano, la Fiat oltre ogni limite

Il Lingotto licenzia 19 lavoratori dopo la sentenza pro Fiom. "L'attuale struttura è sovradimensionata. Per rispettare la sentenza che ci costringe a riassumere le tute blu della Cgil dobbiamo avviare la mobilità per altri operai". Fiom: "Ritorsione"

Diciannove operai messi alla porta a Pomigliano. È la dura risposta del Lingotto all'ordinanza della Corte d'Appello di Roma del 19 ottobre scorso che obbliga la Fip ad assumere altrettanti dipendenti iscritti alla Fiom che avevano presentato ricorso per presunta discriminazione. "L'azienda - si legge nel comunicato - ha da tempo sottolineato che la sua attuale struttura è sovradimensionata rispetto alla domanda del mercato italiano ed europeo da mesi in forte flessione e che, di conseguenza, ha già dovuto fare ricorso alla cassa integrazione per un totale di venti giorni. Altri dieci sono programmati per fine novembre".

"Peraltro - prosegue la nota del Lingotto - la società è consapevole della situazione di forte disagio che si e' determinata all'interno dello stabilimento, sfociata in una raccolta di firme con la quale moltissimi lavoratori hanno manifestato la propria comprensibile preoccupazione. L'impegno dell'azienda è quello di individuare la soluzione che consenta di eseguire l'ordinanza creando il minor disagio possibile a tutti quei dipendenti che hanno condiviso il progetto e, con grande entusiasmo e spirito di collaborazione, sono stati protagonisti del lancio della Nuova Panda". "Fip - conclude la nota - non può esimersi dall'eseguire quanto disposto dall'ordinanza e, non essendoci spazi per l'inserimento di ulteriori lavoratori, è costretta a predisporre nel rispetto dei tempi tecnici gli strumenti necessari per provvedere alla riduzione di altrettanti lavoratori operanti in azienda".

Non si fa attendere la risposta della Fiom. "Si tratta di una procedura chiaramente ritorsiva, chiaramente antisindacale e chiaramente illegittima, perché i motivi addotti nella nota resa pubblica dalla Fiat non giustificano nessun licenziamento, anche in considerazione del fatto che l'azienda ha firmato un accordo nel quale assumeva l'impegno a riassumere tutti i lavoratori del Gian Battista Vico in Fabbrica Italia Pomigliano". Così Giorgio Airaudo, segretario nazionale della categoria e responsabile del settore auto. "La Fiom - afferma - respinge con forza ogni licenziamento poiché tutti i lavoratori devono rientrare al lavoro e invita tutti i sindacati a respingere questo ulteriore tentativo di dividere i lavoratori".

sabato 8 gennaio 2011

Siamo tutti metalmeccanici


Cari amici,

gli accordi separati di Pomigliano e Mirafiori non riguardano solo i metalmeccanici o gli operai e neppure sanciscono solo la fine di un modello di relazioni industriali. 
Quegli accordi ci riguardano tutti perché segnano la fine della nostra Costituzione, cioè di quel modello di società e di democrazia conquistato dalla resistenza prima, scolpito nella lettera della nostra Costituzione poi e infine sviluppato dallo slancio delle lotte degli anni ’60 e ’70.  
Non è un caso che tutte le conquiste faticosamente ottenute siano sotto attacco congiunto. A partire dagli attacchi alla nostra carta costituzionale, alla resistenza, alle lotte operaie, alla rivolta studentesca del ’68, allo Statuto dei lavoratori, per continuare con l’erosione dello Stato sociale, dei diritti civili, del diritto all’istruzione ed alla cultura, alla democrazia partecipata, alla salute e all’ambiente.  
L’epoca del berlusconismo si conclude con un pieno successo, materiale e culturale dei tanti che hanno lavorato in questi anni per omologare il nostro paese al modello sociale americano, molti schierati a destra e, ahimè, troppi a sinistra. Fuori tempo massimo, verrebbe da dire. Cioè quando proprio quel modello è entrato in una crisi gravissima da cui non si vede via d’uscita ragionevole che non sia un ritorno all’Ottocento o, se si preferisce, il modello cinese.
Quegli accordi non sono un fatto economico, ma uno dei più rilevanti fatti politici degli ultimi anni.
L’estensione dei diritti del lavoro al mondo dello spettacolo, per cui ci battiamo, non ha nessuna possibilità di realizzazione se quei diritti evaporano dove si erano affermati, se il lavoro viene posto sotto ricatto anche laddove è storicamente più forte.
Per questo siamo tutti metalmeccanici.  
Il SIAM invita tutti i musicisti ed i lavoratori dello spettacolo a sostenere in ogni modo la FIOM e i lavoratori metalmeccanici nella battaglia in difesa degli stessi diritti per i quali anche noi ci battiamo. Il 28 gennaio, in occasione dello sciopero indetto dalla FIOM, chi non può astenersi dal lavoro vada a suonare davanti gli stabilimenti per far sentire la nostra solidarietà.
A quei politici della sinistra che salutano positivamente il ricatto di Marchionne, in quanto musicisti vogliamo invece dedicare la prima strofa di un vecchio canto popolare nato nel 1906, in occasione della presentazione alla Camera di un progetto di legge per ridurre a 8 ore il lavoro delle mondine:
“Se otto ore vi sembran poche provate voi a lavorare e sentirete la differenza di lavorar e di comandar”. 

Grazie e a presto!
Sindacato Italiano Artisti della Musica 


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venerdì 10 settembre 2010

Epifani: rottura di Federmeccanica è benzina su fuoco conflitto sociale

I «rischi per un conflitto sociale ed un autunno caldo ci sono»: il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, parla così della situazione nel Paese. Una situazione che definisce «pesante», di fronte alla quale chiede di «abbassare i toni». Lo chiede a «tutti». E chiama in causa sia il governo, perché «la finisca di dividere i sindacati», sia la controparte imprenditoriale. Anche la decisione di Federmeccanica di recedere dal contratto nazionale dei metalmeccanici firmato unitariamente nel 2008 «è benzina su una situazione di rottura, che va invece ricomposta», dice.
Una lettura che il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, respinge al mittente. «C'è un'unica organizzazione che va contromano»; la «sola che dice che abbiamo torto tutti e che lavoriamo per dividere», afferma Sacconi ad Atreju, la festa dei giovani del Pdl. Dove torna ad esprimere la propria solidarietà al numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, vittima ieri alla festa del Pd a Torino di un'aggressione «gravissima, nei confronti di chi vuol far evolvere le relazioni industriali su misura della persona». Dal palco annuncia l'intenzione del governo di verificare a fine anno la possibilità di ulteriori sgravi fiscali sul salario di produttività. «Vedremo se la detassazione sarà ancora al 10%. La speranza è di fare ancora meno», afferma.
Sullo sfondo resta la questione Fiat e contratto. «Si va avanti», sottolinea il ministro del Lavoro, soffermandosi in particolare su Pomigliano, oggetto di un accordo separato (senza la Fiom) e che oggi ha riaperto i cancelli per il primo dei sei giorni di ripresa produttiva: «È stata conquistata. Siamo oltre la speranza di un investimento», dice. Sostiene la linea dell'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne: «Ha ragione nel pretendere il superamento di forme di lotta non più accettabili», dice ancora. Non commenta la decisione della Fiom di proclamare quattro ore di sciopero contro la disdetta del contratto firmato nel 2008, mentre la Cgil fa sapere che «deciderà da sola, nel prossimo direttivo» su un eventuale sciopero generale per sostenere la mobilitazione delle tute blu.
In ogni caso, la decisione «unilaterale» di Federmeccanica «è uno schiaffo, non un ramoscello di ulivo», sostiene Epifani, alla festa della Cgil di Roma e Lazio, dicendo no alle deroghe, pur mostrando la disponibilità «a discutere sul profilo di un contratto nazionale più largo e più leggero». Deroghe che, torna a dire il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, «non abbiamo alcuna intenzione di accettare e ci batteremo nelle fabbriche e sul piano legale». Intanto, la Fiom ha anche proclamato 8 ore di sciopero alla Sevel di Atessa, nel chietino, dove si producono veicoli commerciali, sabato 11 settembre contro la decisione aziendale di ricorrere a 4 sabati lavorativi.

fonte: http://cgilslcbs.blogspot.com


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mercoledì 8 settembre 2010

Metalmeccanici: CGIL, disdetta è balcanizzazione relazioni industriali

(ASCA) - Roma, 8 set - ''La disdetta del contratto nazionale decisa da Federmeccanica e' una scelta sbagliata che accentua la divisione e, allo stesso tempo, determina la balcanizzazione delle relazioni industriali del settore''. E' quanto sostiene la Cgil in una nota della segreteria nazionale.

''Con l'operazione decisa da Federmeccanica inoltre - prosegue la nota - si svuota di sostanza il contratto nazionale. Tema, quest'ultimo, che sembra non preoccupare la presidente di Confindustria, la quale dovrebbe invece usare parole piu' accorte e attente ai rischi che la decisione di Federmeccanica puo' aprire''.

Inoltre, aggiunge il sindacato di Corso d'Italia, ''l'ennesima presa di posizione, politica ed ideologica, del ministro del Welfare conferma il disegno di divisione che il governo continua a ricercare. Il ministro non si rende conto che questo disegno e' parte della stessa crisi che oggi divide la maggioranza e il governo e che espone il paese alla situazione di paralisi e di conflitto istituzionale che si registra da due mesi''.

''Per la Cgil - conclude la nota - la difesa dei diritti, il ruolo della contrattazione e l'esigenza della competitivita' delle imprese, chiedono risposte di altro segno, alle quali la Cgil come sempre non si sottrarra'''.

com-fgl/mcc/alf

fonte: www.asca.it